Le "Riduzioni" del Paraguay - Missionari Gesuiti nell’America latina - II

Enrico Padoan s.j.

Territorio – I primi Gesuiti – I Guaranì – Prime Riduzioni – RazzieSacro esperimento Vita e attività nelle RiduzioniPreservare l’identità di un popolo

Il "sacro esperimento"

Possiamo dire che dalla metà del '600 ai primi decenni del '700 la Riduzioni vissero un periodo di pace, sia pure relativa, perché i portoghesi (paulisti) provocarono ancora incidenti, il che obbligò i gesuiti a qualche altro spostamento, e a tenere allenato l’esercito guaranì. Come loro, anche i colonizzatori spagnoli continuavano a nutrire mire territoriali, e non riuscirono mai a digerire che i gesuiti avessero ottenuto che i loro selvaggi dipendessero direttamente dalla Corona, e godessero privilegi d'ordine finanziario e sociologico.

I gesuiti impegnati nelle Riduzioni del Paraguay erario consapevoli del compito di formazione integrale dell'uomo, inerente alla loro missione, ed anche di avere una occasione storica eccezionale per metterlo in atto.

Quei "selvaggi" erano creature dello stesso Dio, figli dello stesso Padre, che ha messo l'uomo sulla terra perché la lavori, come dice la Bibbia. Aiutare l'uomo a scoprire ed esplicare le proprie potenzialità non è defraudarlo della sua cultura, ma compiere il dovere umano di aiutarlo a realizzare se stesso.

Dal punto di vista geografico, l’area nella quale sorsero le Reducciones (Riduzioni) è una regione che si estendeva da est ad ovest per 350 km e da nord a sud per 400 km.

Le tante Riduzioni realizzate prevedevano schematicamente una piazza spaziosa attorno alla quale, da un lato sorgevano gli edifici pubblici: la chiesa con annessa l’abitazione dei missionari, le scuole, i magazzini per granaglie e attrezzi di lavoro, la casa per vedove e anziani, i laboratori. Le abitazioni private si allineavano a raggiera verso la periferia. Inizialmente il materiale di costruzione era costituito da argilla compattata con rami, e da fogliame per la copertura. A poco a poco questo materiale venne sostituito da pietra e mattoni, e da tegole per la copertura.

Ogni fila d'abitazioni era fiancheggiata da portici, che contribuivano a mantenere un po' più fresche le abitazioni d'estate, e a proteggere dagli acquazzoni. L'abbondante acqua della vicina sorgente, da capaci cisterne praticate a monte, veniva incanalata e distribuita a fontane, lavanderie, servizi pubblici.

A ogni famiglia veniva assegnato un appezzamento di terra, che costituiva l'abambaé, cioè la "proprietà dell'indiano". Il resto del terreno coltivato costituiva invece il tuba-mbaé, cioè la proprietà di Dio, e apparteneva alla comunità. Ne era affidata la gestione ad alcuni abitanti scelti per le loro capacità; il lunedì e il sabato, però, tutti gli abili dai 18 ai 50 anni dovevano contribuire a coltivarli. Il raccolto veniva distribuito a tutte le famiglie, e destinato agli inabili.

In zone amplissime a più vasto raggio si estendevano le estancias, ossia territori dove il bestiame stanziava allo stato brado. I primi capi di bestiame erano stati importati dai missionari. Nel 1768 l’inventario della Riduzione di S. Ignazio Minì contava: 30.000 vacche, 1.409 cavalli, 7.356 pecore ecc.

Delle officine e laboratori, come delle chiese e abitazioni esistenti nelle Riduzioni ormai non restano che ruderi. Sono testimoni di una realtà storica così sorprendente che l'UNESCO sta attuando un programma di interventi di restauro. I villaggi guaraní, arrivati al numero di trenta attraverso nuove fondazioni, comprendevano nel 1708 100.000 abitanti, e nel 1732 erano abitate da 144.000 persone.

Ma l'espulsione dei gesuiti nel 1768 risultò fatale. Private della direzione dei gesuiti, le trenta missioni iniziarono un inarrestabile processo di decadenza. Nell'arco di pochi decenni gli edifici andarono in rovina, decaddero le piantagioni, declinarono l'artigianato, l'agricoltura e l'allevamento. Nel secondo decennio dell'Ottocento, coinvolte nelle guerre di frontiera, le Riduzioni furono ripetutamente devastate, incendiate e saccheggiate, finché del grande esperimento missionario non rimasero che distruzione e rovine.

Tipico schema delle "Riduzioni" realizzate dai Gesuiti in territorio Guaranì

Vita e attività nelle Riduzioni

Per i gesuiti non era stato facile trovare il modo giusto per vincere la diffidenza dei guaranì. Anche altri uomini bianchi si erano presentati prima di loro, inizialmente in atteggiamento pacifico, ma poi avevano portato schiavitù e distruzione.

I gesuiti lavorarono per anni sul filo del rasoio. Scrive l'Armani: "Nel 1750, avendo il governatore del Paraguay chiesto al vescovo di Asunciòn di inviare un certo numero di sacerdoti presso alcune tribù guaranì, si sentì rispondere che non c'erano sacerdoti disponibili per farsi ammazzare dai selvaggi". Di fatto, 26 gesuiti morirono uccisi.

Le Riduzioni furono soprattutto nei primi tempi posti da ultima frontiera, dove ci si poteva aspettare di tutto, soprattutto se pensiamo a certi cambiamenti indotti dai missionari. Per esempio la monogamia, là dove per il maschio avere più mogli era un ovvio diritto, come ovvio era il diritto del ripudio, cui faceva riscontro da parte della donna l'assoluto dovere di fedeltà, pena anche la morte. La vita quotidiana registrava atti di cannibalismo, assassinio, risse, ubriachezze. Stregoni e payé, poi, non lasciavano il campo senza opporre una rabbiosa ostilità.

I gesuiti ebbero la saggezza di dar tempo al tempo, pur non mollando la presa. Misero tutto l'impegno a curare in ogni modo la gioventù fin dai primi anni d'età. Questo non significava soltanto assicurarsi le generazioni future: si accorsero molto presto quanto questa loro cura per i ragazzi fosse gradita agli adulti. Un cacicco che aveva rifiutato ogni rapporto con i gesuiti, quando vide il proprio figlio vestito da paggio, esclamò: "Ora so che il missionario ha stima di me, perché ama mio figlio", e si fece cristiano.

Il valore della collettività veniva espresso e vissuto fortemente nei momenti solenni di culto nelle splendide chiese, frutto del lavoro di tutti, e nei momenti di svago organizzati in modo che tutti vi potessero partecipare con il massimo appagamento, nei giorni festivi. Lo stesso impegno lavorativo dei giorni feriali assumeva una certa nota di comunitarietà, data dalla musica che l'accompagnava sempre, creando un senso gioioso di collaborazione.

Madonna col Bambino di Bernardo Bitti (Lima, Perù)

Alla fine, ogni comunità finì per sentirsi orgogliosa della propria chiesa grande e bella, dove sculture, pitture, canti, solennità di cerimonie, ricchezza di abiti sacri - tutte cose uscite dalle loro mani - contribuivano a creare quel senso di "corpo" che da sempre formava un caposaldo della loro cultura. Così tutti si sentivano impegnati a difenderla.

La magnificenza e grandiosità delle chiese gareggiava con quella dei riti e della musica e dei canti. La speciale cura dedicata dai gesuiti all'educazione musicale dei giovani rivela il suo pieno significato considerando quanta parte avesse la musica nella ritualizzazione della vita sociale delle Riduzioni.

Vedere i giovani guaranì imparare a leggere e scrivere; vedere uscire da quelle loro mani tanti oggetti abilmente confezionati; vederli sfilare ben vestiti e compiaciuti in occasione di celebrazioni festive; sentirli trarre suoni armoniosi dagli strumenti da loro fabbricati, ed eseguire cori così pieni d'un fascino nuovo... tutto questo induceva a recedere dal pregiudizio.

Il canto e gli strumenti accompagnavano regolarmente le funzioni religiose quotidiane e le cerimonie solenni. Persino le normali occupazioni produttive erano scandite da un accompagnamento musicale, che dava ritmo e vivacità alla fatica comune, come avveniva tra gli Incas.

Si capisce quindi perché qualcuno abbia potuto parlare delle Riduzioni come dello "stato musicale dei gesuiti". I vescovi, i governatori e gli occasionali visitatori delle missioni rimasero sempre profondamente ammirati dall'eccellenza dei musicisti guaraní.

Per giudizio comune, le esecuzioni che si ascoltavano tra gli indios del Paraguay - comprese le più difficili partiture per organo - non avevano nulla da invidiare a quelle delle migliori orchestre europee. Alcuni musicisti delle Riduzioni ebbero come maestro Domenico Zipoli, il celebre compositore e organista toscano divenuto membro della Compagnia di Gesù.

Statua di Cristo Risorto scolpita dai Guaranì (Paraguay)

Non ci meraviglia allora quanto leggiamo in un opuscolo edito a Venezia nel 1767, cioè in piena campagna antigesuitica: "L'orrore che hanno i guaranì al furto, all'omicidio, e altri eccessi simili, concepito mediante le esortazioni dei missionari, fa che s'astengano dal commettere delitti gravi".

Non mancavano delitti meno gravi, e quindi non mancavano neppure le carceri. Ma le procedure penali erano tutte ispirate al recupero dell'uomo. Infatti al fondo del rapporto tra autorità (rappresentata dal missionario) e popolo, c'era quell'amore che aveva portato il missionario stesso a lasciare tutto e ad affrontare anche gravi pericoli proprio per aiutare quegli uomini. Era logico che a questo principio si ispirasse anche l'esercizio della giustizia, che perciò "costituì un progresso enorme rispetto alle consuetudini penali in vigore in Europa" (Armavi).

Preservare l’identità di un popolo

Ma come finì tutto questo? E perché? Una risposta circostanziata richiederebbe molte pagine, ma possiamo riassumere accennando ai fattori che già conosciamo: l'ostilità astiosa e miope dei coloni spagnoli, attizzata ormai anche dalla gelosia generata dal confronto tra la prosperità delle Riduzioni e la stentata mediocrità della vita nelle colonie, la bramosia non solo territoriale del Portogallo, e il desiderio di rivalsa per la cocente sconfitta subita al Rio Mbororé.

Dai territori d'oltreoceano iniziò a partire in direzione dell'Europa tutta un'ininterrotta fiumana di insinuazioni a carico dei gesuiti: lo "Stato gesuitico del Paraguay" costituiva un pericolo per la sovranità spagnola sui popoli soggetti alla Corona, i gesuiti avevano trovato filoni d'oro, e lo sfruttavano sottraendolo al legittimo proprietario, cioè la Corona, l'esercito guaranì era una minaccia costante e temibile...

"Calunniate, calunniate: qualche cosa resterà". La cosa è vera, anche se la frase non l'ha inventata l'edificante Voltaire. Questa campagna di denigrazione trovò un terreno fertilissimo in Europa, dove già da tempo si respirava una pestilenziale aria di congiura antigesuitica. Per di più, presso le corti di Portogallo e Spagna s'insediarono, ai vertici, uomini ben decisi a spingere fino in fondo la guerra, come L'Aranda a Madrid e il Pombal a Lisbona. L’ultimo elemento, determinante immediatamente per la rovina delle Riduzioni, fu un accordo di permuta territoriale in Sud-America (mai attuato, tra l'altro), che diede pretesto alle due potenze coloniali di muovere una disastrosa guerra contro i poveri Guaranì.

Atto finale. Portogallo e Spagna, a pochi anni di distanza l'uno dall'altra, mandarono truppe ad arrestare tutti i gesuiti di tutti i loro territori coloniali, dall'Estremo Oriente ai possedimenti d'oltre Atlantico, a stivarli su navi e a deportarli in Europa.

I 12.000 Guaranì superstiti, sotto la guida del P. Ruiz de Montoya, si trasferirono a centinaia di chilometri più a sud. Trasferta inevitabile ma disastrosa, che ebbe due momenti particolarmente drammatici: l'incontro con le immani cascate dell'Iguazù e, più a sud, quelle del Saltos de Guayrà. Solo 4.000 Guaranì giunsero al termine di quella via crucis.

Gli interi territori interessati all'impresa delle Riduzioni (compresa cioè la regione del Guayrà, e comprese le estancias) misuravano: da est a ovest 670 Km., da nord a sud 800 Km.; un'area dunque ben maggiore dell'intero territorio italiano.

Vi lavorarono, dal 1609 al 1767, complessivamente 1565 gesuiti italiani, spagnoli, portoghesi, tedeschi, belgi, francesi, irlandesi, inglesi, cechi. Di essi, 26 morirono uccisi. La rovina dell'opera missionaria fu grande ovunque. Ma ancora adesso la lingua guaranì contende il primato alla spagnola, là dove i gesuiti seminarono civiltà, preservando l'identità preziosa d'un popolo.


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